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Tag Archives: architettura metropolitane

Oggi parliamo della Ginza Linea, una delle metropolitane (propriamente dette) dell’enorme rete di trasporti a guida vincolata (treni, tram, metro, monorotaie) dell’area metropolitana di Tokyo, in Giappone. Realizzata a partire dal 1927, è la prima metropolitana costruita in Asia, ovvero quel continente che oggi vede le reti più grandi del pianeta (ricordiamo anche Seoul) e tra queste alcune con ritmi di espansione notevoli, come Pechino e Shanghai, grazie a fondi illimitati, avanzamento tecnologico e condizioni sociali che rendono l’impresa fattibile. Eppure quella di Tokyo fu affiancata da quella di Osaka nel 1933, e poi nulla, in Asia, più fino a Tiblisi (ebbene sì) nel 1966. Solo negli anni ’70 in Giappone vi su l’esplosione del numero delle reti metropolitane per arrivare alla capillare diffusione di oggi, e per vedere una seconda linea Tokyo si dovette aspettare la linea Marunoichi nel 1954. La Ginza Line è stata la 16° metropolitana al mondo (Milano la  27°), il suo nome viene pronunciato con la G dura, quindi “ghinza”.

Sono note le fasi costruttive e la sua conformazione geometrica poiché descritte anche su volumi occidentali, ma poi tutto finisce in un silenzio dovuto all’imponente differenza linguistica che fa sì che ciò che viene scritto in loco su argomenti così di nicchia (nello studio, non nell’uso, con 1 milione di utenti al giorno) non abbia la sufficiente forza per essere tradotto e commercializzato anche in altre lingue. Nel migliore dei casi vengono prodotti libretti che illustrano i magnifici risultati delle aziende di trasporto locali, scritti in lingua locale e in inglese. Ma su storia e, tanto meno, architettura siamo a zero. Oltretutto in questo caso è perfino azzardato parlare di architettura; i Giapponesi hanno un concetto di funzionalità nei trasporti ancora più estremista di quello milanese. Le loro stazioni dei treni Shinkansen sono, sostanzialmente, delle tettoie in metallo atte a coprire solo le banchine, rigorosamente composte dai soli elementi utili (lamiera e struttura), verniciate in bianco; gli spettacolari edifici del rinascimento ferroviario europeo, da Lione di Calatrava, ad Afragola di Hadid, non sono che visione oniriche da cancellare al mattino, per il pianificatore nipponico. Si, lo so, fa eccezione la folle e post-moderna stazione di Kyoto, ma riguarda il solo edificio servizi, il resto è nel consueto stile minimal. Quindi guardando l’allestimento della metropolitana di Tokyo, salve qualche minima trovata, davvero estemporanea, l’idea è che una volta costruita la possente struttura (deve resistere a potenti terremoti locali), non si sia fatto altro che coprire il tutto con pannelli (Milano docet), pavimenti in gres, controsoffitti stile ufficio e via al servizio.

Un libretto di presentazione della Linea Ginza

Un biglietto della linea Ginza

Tracciato con le linee Ginza (giallo) e Marunouchi (fucsia), e le linee ferroviarie in azzurro, nel 1958.

Nel dettaglio, strutturalmente la metropolitana Ginza di Tokyo è ispirata a quella di Berlino, nella gran parte dei casi i mezzanini sono assenti e le stazioni si trovano direttamente sotto il piano strada, le banchine sono sia ad isola che laterali con alcuni marciapiedi in curva quando l’andamento della linea lo richiede. Ma, soprattutto, è il sistema costruttivo ad essere mutuato da quello tedesco, ovvero una cassa rettangolare sostenuta nella mezzaria da possenti travi in acciaio o calcestruzzo armato, anche in questo caso tutti i nodi sono rinforzati con connessioni oblique in modo da formare gli spazi ottagonali in qui corrono i treni o sono posizionati treno e relativa banchina. Il sistema di realizzazione è il medesimo di quello berlinese, quindi rinforzo del terreno con travi o tubi infissi nel terreno, scavo e copertura provvisoria in legno, realizzazione del tunnel, e realizzazione della copertura definitiva e del rinterro. Una via intermedia tra le origini e il metodo Milano, iscrivibile nella tipologia “cut and cover”.

In questa cartolina degli anni ’30 si nota la semplice conformazione originale delle stazioni, in cui il sistema costruttivo è il protagonista (oltre alle donne in Kimono). Ai lati e sul soffitto il telaio composto da colonne e travi in calcestruzzo armato, al centro le possenti colonne in acciaio rivettato. Qualche tentativo di arredo nelle modanature delle travi e alle basi delle colonne laterali.

La medesima struttura all’inizio degli anni 2000.

Raro disegno tecnico della Linea Ginza dove si può vedere la sezione del tunnel con la parti in calcestruzzo e quelle in acciaio, che però sembrano più sottili; forse un progetto preliminare.

Spaccato assonometrico della stazione Mitsukoshimae. Si tratta di una stazione as isola molto simile a quelle berlinesi, con un semplice mezzanino, in questo caso con dimensioni maggiorate a servizio degli importanti edifici che insistono sulla strada, tra cui il grande magazino Mitsukoshi da cui prende il nome; uno storico complesso commerciale di alto livello (la Rinascente locale).

Sezione strutturale originale della stazione Mitsukoshimae:

Schema con il sistema di costruzione della Linea Ginza. Le paratie laterali sono probabilmente realizzate con pali infissi nel terreno (metodo Berlinese).

Questa immagine dovrebbe raffigurare le prime uscite della Ginza Linea. Non c’è più traccia di queste edicole e non è chiaro si fossero delle realizzazione temporanee o siano durate per alcuni anni.

Il primo treno della Linea Ginza, con il caratteristico fanale anteriore.

Schema distributivo per la stazione Ginza, punto di incrocio delle linee Ginza (a dx), Maronouchi (a sx) e Hibiya (al centro), la terza linea realizzata nel 1961. Questa è, storicamente, la stazione cuore della rete, perchè è il primo e unico punto in cui si incrociano le prime tre linee realizzate, proprio nel cuore della grande area commerciale di lusso e a poche centinaia di metri dalla stazione Centrale.

 

In questi ultimi anni Tokyo ha voluto rinnovare l’allestimento della sua prima metropolitana. Un vasto progetto la cui conclusione è prevista per giugno 2020, in tempo per l’inaugurazione dei Giochi Olimpici. Gli anonimi allestimenti figli di 90 anni di aggiornamenti e modifiche sono stati completamente rimossi per realizzare un nuovo allestimento dominato da pannellature nere e inserti gialli (il colore della linea).

La fermata Ginza, della Linea Ginza all’inizio della fase di riallestimento: alle pareti pannelli rivestiti in quello che sembra essere travertino, con la segnaletica retrolluminata caratteristica delle metropolitane di Tokyo. Questo tipo di segnaletica è stata introdotta con la senconda linea, negli anni ’50, e, successivamente completata con i pannelli che creano la striscia segnaletica gialla “alla milanese”, per uniformare tutte le linee:

La stessa stazione a lavori avanzati, nel gennaio 2020:

La struttura originale in calcestruzzo e acciaio è ben visibile sotto i nuovi telai per i pannelli di rivesimento. Gli spazi vuoti centrali, probabilmente serviranno ad ospitare schermi pubblicitari.

Una delle stazioni già completamente rinnovate. Dove al nero dei pannelli delle pareti corrisponde il nero dei pavimenti in gress e il grigio antracite delle strutture in acciaio centrali (qui ad arco). Solo il soffitto della banchina è verniciato in bianco. Il giallo della striscia segnaletica completa il tutto. Il risultato finale è alquanto elegante e pulito per questi spazi decisamente ridotti.

A proposito di libri sulla metropolitana di Tokyo: dopio due mesi di ricerche con Google Traduttore su ogni sorta di sito, sono riuscito a trovare questo unico volume “Tokyo Metro, storia della costruzione e delle aperture”. E’ in giapponese, quindi anche il titolo è tradotto informaticamente, mentre le uniche informazioni in inglese dicono che  è stato pubblicato nel 2014 dalla Tokyo Metro Co. Ltd., ovvero una delle compagnie e parla solo di una parte delle linee, ma sono comprese le più antiche. Il volume riproduce i molti opuscoli pubblicati dal 1920 al 2014 ogni volta che venivano aperte nuove tratte, con moltissime immagini e relative didascalie che sto traducendo un po’ alla volta con lo smartphone. Comunque lo trovate in vendita su Amazon italia.

Dopo più di 10 anni dalla stesura dei primi testi, e da ben 20 anni da quanto ho iniziato a raccogliere informazioni su questo tema, sono riuscito finalmente a pubblicare un libro che coprisse in modo esauriente (dal ’800 ad oggi) molti aspetti di cui si era scritto poco e in modo frammentario. Si intitola La metropolitana milanese, evoluzione urbanistica e architettonica Con 254 pagine, 428 immagini (quasi tutte a colori), la storia della metropolitana di Milano è stata unificata in un unica monografia con un focus inedito: l’architettura. Oltre ad un primo capitolo sui progetto storici, sono trattate la Linea 1 rossa e la Linea 2 verde, la Linea 3 gialla, il Passante Ferroviario, la Linea 5 lilla e la costruenda Linea 4 blu. Con la completa descrizione delle architetture pensate per le metropolitane di Milano da Franco Albini, Franca Helgh, Marco Albini (che ha scritto anche la prefazione), Arrigo Arrighetti, Umberto Cappelli, Claudio Dini, Angelo Mangiarotti e la grafica di Bob Noorda. Un volume realizzato con il contributi iconografico e documentale di decine di archivi prubblici e privati (Albini, Noorda, Portaluppi, MM Spa, Metro4 Spa, ATM Spa, Biblioteche e Archivi civici di Milano) con il patrocinio della Fondazione Franco Albini e dell’Associazione Culturale QUATTRO. Per info e acquisti scrivete a: metroricerche@yahoo.it

Il volume sarà nuovamente in vendita una volta finita l’emergenza Covid-19.

 

 

 

 

© 2020 Minici Giovanni Luca – www.metroricerche.it, si acconsente l’uso di questo articolo e delle immagini citandone l’autore e la fonte, ad esclusione delle immagini di proprietà di terzi, come chiaramente indicato.

Riprendi quanto già scritto in un post precedente, per arricchirlo con nuove immagini e considerazioni, sia riguardanti la sua evoluzione sia un particolare che da sempre suscita curiosità nel pubblico delle visite guidate presso la Fondazione Franco Albini, ovvero la plafoniera. Inizialmente qualcuno mi ha suggerito che potesse essere una creazione dell’architetto Achille Castiglioni, ma non ho trovato conferma. Per puro caso ho invece trovato, in un contesto residenziale, una plafoniera simile a quella della centrale di San Babila, ma in un edificio progettato dal gruppo BBPR. Così con una breve ricerca su internet è emerso subito quello che vi illustro qui sotto, tuttavia non ho trovato ancora nessuna conferma che sia un progetto BBPR, ma un particolare potrebbe avvallarlo, fu infatti il celeberrimo gruppo di architetti milanesi a progettare il deposito della Linea 1 a precotto per MM. Nulla vieta di pensare che li fu chiesto di realizzare una versione apposita della plafoniera per questi spazi. Molti mi chiedono anche se la plafoniera esista ancora: ebbene nulla lo lascia presuppore, in alcune foto deli anni ’80 l’impianto di illuminazione risulta modificato e, nel 1990 la centrale di controllo fu trasferita in viale Monte Rosa. Poi, nei primi anni 2000 lo spazio della centrale di controllo fu svuotato e fu adibito a negozio di elettrodomestici ancora oggi in funzione.

Il mezzanino della stazione San Babila con, in rosso, lo spazio originale adibito a centrale di controllo delle metropolitane. Quando fu demolito per realizzare l’area commerciale, anche il corridoio visibile sulla destra e la scala a destra al centro, furono inglobate nel negozio.

Ecco le modifiche che subirà l’angolo in alto a destra, una volta realizzata la connessione con la Metro 4. In rosso i confini dello spazio dell’ex centrale di controllo.

Dalla centrale di controllo di San Babila venivano controllate le due linee esistenti, ma vi era la predisposizione per controllare e dirigere il traffico per tutte le quattro linee previste dalla “Rete delle Linee” di Amerigo Belloni. Questa è la planimetria ufficiale, dove erano già previsti gli spazi per le linee non ancora realizzate.

L’avveniristica conformazione della sala di controllo, con il quadro sinottico analogico (a sx la Linea 2 a dx la Linea 1), il banco comandi e il futuribile lampadario. Tutto rigorosamente sui toni del rosso. In queste sale erano anche presenti i monitor con le immagini provenienti dal sistema di videosorveglianza (93 telecamere), il primo al mondo ad essere installato da subito in una metropolitana, realizzato dalla Magneti Marelli. Le telecamere di ogni singola stazione potevano essere guardate anche nello spazio a disposizione del personale ATM al centro del mezzanino, tra i tornelli.

La seconda sala con il controllo degli impianti elettrici.

Non vi sono conferme, ma la plafoniera posta al centro del soffitto assomiglia in modo peculiare a questo modello disegnato dal gruppo BBPR. Ricordo che i BBPR furono coinvolti nella progettazione della Linea 1; infatti è stato disegnato da loro il deposito di Precotto. Si tratta della plafoniera mod.2045/a in alluminio placcato e vetro, realizzato nel 1962 dalla ArteLuce. La casa di Aste ha venduto quello nella foto al prezzo di realizzato di 42000 euro. Su internet si può trovare anche il mod.2045/b (venduto a 91000 dollari), con sistema di sospensione, e un mod. 2045 più piccolo (venduto a 36400 euro). La ditta ArteLuce ha chiuso nel 1974.

Dal video ATM del 1982, ecco l’orologio della centrale di controllo. Il quadrante è quello disegnato da Bob Norda per la ditta produttrice l’Ora Elettrica.

La sala del quadro sinottico (qua quello della Linea 2) in una fase successiva negli anni ’70, la plafoniera sembra già sparita.

Qua siamo nel 1980, in una pubblicazione che commemora i 25 anni della metropolitana, gli impianti sono stati arricchiti e la plafoniera originale è stata chiaramente sostituita da un modello più semplice con sistema a luce riflessa e con un grande punto luce quadrato al centro.

La sala di controllo e la sua spettacolare plafoniera pefino su una cartolina.

Dunque la sede della centrale di controllo è stata trasferita in viale Monte Rosa; i lavori per la nuova sede sono iniziati il 29/03/1989 con la ristrutturazione dello stabile prima in uso alla Italtel. Dopo l’installazione dei controlli della Linea 3 in tempo per l’inaugurazione avvenuta i 03/05/1990, vennero traferiti anche i controlli delle Linea 1 e 2. Era inoltre prevista la realizzazione di edifici nuovi in sostituzione dei capannoni attualmente esistenti nel medesimo lotto della sede ATM; al centro era prevista la costruzione di un edificio a torre per gli uffici. Nel settembre 2013 è stata inaugurata la nuova sala, sempre in viale Monte Rosa, completamente riammodernata negli impianti, per controllare fino a sei linee metropolitane. Costata 11,5 milioni di euro, è composta da 25 postazioni informatizzate, divise in tre sezioni tra le quali una per il controllo di movimento dei treni (all’epoca 12o, per 1650 corse), e una per le telecamere (all’epoca 2900). Le componenti informatiche sono state fornite dalla Alstom Trasnport e dalla IBM tramite gara di appalto.

Una piccola curiosità, questo è il set della serie televisiva Star Trek, andata in onda negli Stati Uniti per la prima volta nel 1966, due anni dopo l’inaugurazione della centrale di controllo di Piazza San Babila. Pensate quindi come poteva apparire futuristica la sala di controllo ATM agli occhi del pubblico se confrontata con questo spezzone del futuro anni ’60. Peccato che la serie sia uscita in Italia solo nel 1979, ormai forse troppo tardi per avere il corretto effetto.


Dopo più di 10 anni dalla stesura dei primi testi, e da ben 20 anni da quanto ho iniziato a raccogliere informazioni su questo tema, sono riuscito finalmente a pubblicare un libro che coprisse in modo esauriente (dal ’800 ad oggi) molti aspetti di cui si era scritto poco e in modo frammentario. Si intitola La metropolitana milanese, evoluzione urbanistica e architettonica Con 254 pagine, 428 immagini (quasi tutte a colori), la storia della metropolitana di Milano è stata unificata in un unica monografia con un focus inedito: l’architettura. Oltre ad un primo capitolo sui progetto storici, sono trattate la Linea 1 rossa e la Linea 2 verde, la Linea 3 gialla, il Passante Ferroviario, la Linea 5 lilla e la costruenda Linea 4 blu. Con la completa descrizione delle architetture pensate per le metropolitane di Milano da Franco Albini, Franca Helgh, Marco Albini (che ha scritto anche la prefazione), Arrigo Arrighetti, Umberto Cappelli, Claudio Dini, Angelo Mangiarotti e la grafica di Bob Noorda. Un volume realizzato con il contributi iconografico e documentale di decine di archivi prubblici e privati (Albini, Noorda, Portaluppi, MM Spa, Metro4 Spa, ATM Spa, Biblioteche e Archivi civici di Milano) con il patrocinio della Fondazione Franco Albini e dell’Associazione Culturale QUATTRO. Per info e acquisti scrivete a: metroricerche@yahoo.it

Il volume sarà nuovamente in vendita una volta finita l’emergenza Covid-19.

 


 

© 2020 Minici Giovanni Luca – www.metroricerche.it, si acconsente l’uso di questo articolo e delle immagini citandone l’autore e la fonte, ad esclusione delle immagini di proprietà di terzi, come chiaramente indicato.

Riprendono anche nel 2020 le visite “La Rossa con occhi nuovi” che si tengono presso la Fondazione Franco Albini ogni ultimi sabato del mese. I partecipanti avranno il piacere di poter ammirare i progetti originali e una selezione di immagini tra le più belle e più significative sulle metropolitane 1 e 2 tutto ciò che ha portato alla loro nascita e alla creazione del progetto di architettura di interni e grafica firmato da Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda. In questa visita guidata, pensata nel 2014 per i 50 anni della Linea Rossa,  vi racconterò tutti i segreti della genesi di una metropolitana che cambiò il modo di concepire la progettazione delle stazioni e della segnaletica. Le soluzioni adottate sono state talmente innovative da essere riprese in numerose altre nazioni europee e d’oltreoceano e dare inizio ad un nuovo standard di allestimento che oggi è possibile trovare in tutto il mondo.

Sono state programmate anche le seguenti date, tenendo conto dei continui aggiornamenti causa Coronavirus, stiamo verificando la fattiblità e le nuove date costantemente. Vi consigliamo di tenervi aggiornati.

-sabato 28 marzo h 15,00 ANNULLATO

-sabato 18 aprile h 15,00

-lunedì 15 giugno h 16,00 (speciale Salone del Mobile)

-vemerdì 19 giugno h 16,00 (speciale Salone del Mobile)

-domenica 21 giugno h 11,00 (speciale Salone del Mobile)

-sabato 23 maggio h 15,00

-sabato 27 giugno h 15,00

visite successive da settembre


Per info e prenotazioni contattate la Fondazione Franco Albini: info@fondazionefrancoalbini.com tel: 024982378, sede via Telesio 13

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

Costo biglietto 10,00€

Per chi vuole approfondire è disponibile il mio libro “La metropolitana milanese: evoluzione urbanistica e architettonica”.

Per informazioni sull’acquisto del volume: metroricerche@yahoo.it

 


 

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Licenza Creative Commons
Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non o

Ecco un secondo post sulla metropolitana di Wasghington, dopo quello sulle diverse forme architettoniche di qualche anno fa. Concepita negli anni ’60 e aperta il 27 marzo 1976, anche la metropolitana della capitale degli Stati Uniti, rientra nel filone dell’architettura modernista, o, come viene denominata ora, nell’ “International Style”, con quale sconfinamento nel brutalismo, in riferimento alla volta a cassettoni. L’idea architettonica è dell’architetto Harry Wheese della scuola di Chicago, a quel tempo perno centrale dell’architettura Made in US. Inoltre c’è anche lo “zampino milanese” di Massimo Vignelli, chiamato con il suo studio Unimark a progettare la segnaletica della nuova metropolitana. Ovviamente sempre sulla scia del successo della metropolitana milanese opera del suo socio dell’epoca: Bob Noorda. Ecco una carrellata di immagini tra la fase progettuale, con i primi schizzi, il grande mock-up aperto al pubblico e la costruzione delle volte. Un’immagine spettacolare che illustra come la volta a cassettoni in cemento armato sia in realtà semplicemente un rivestimento utile a rendere costante il volume degli ambienti delle stazioni interrate e risolvere il rapporto con la vera struttura delle volte. Completano il post alcune foto con evidenza dei dettagli dell’allestimento, assolutamente minimalista, composto essenzialmente da balaustre in cemento che formano una specie di vasca galleggiante all’interno della volta, dove le luci laterali aumentano questo effetto. Una pavimentazione in cotto lucido sembra dare un tocco classico all’ambiente. Le scale mobili nere con parapetti in cristallo illuminati contribuisce ad aumentare l’eleganza essenziale di questi ambienti. Tra i vari dettagli anche il sistema di luci a servizio dei treni: sia quelle lampeggianti lungo il bordo delle banchine che indicano l’arrivo dei treni (come doveva essere per la M3 a Milano), sia le potenti strisce illuminanti tra i due binari che illuminano la volta a cassettoni, ma che scompaiono coperte dai treni modificando completamente l’illuminazione al loro passaggio. In chiusura una menzione all’ingresso della stazione Dupont Circle, immortalato anche in alcuni film, noto per la sua pettacolare conformazione e la sua lunghissima scala mobile che percorre una specie di imbuto aperto verso l’esterno.

Schizzo di progetto disegnato dall’architetto Harry Weesw nel 1966 (The Architecture of Harry Weese © 2010 W.W Norton & Company, Inc.)

Modello in scala 1:1 di una stazione, in fase di realizzazione. (Chicago Historical Society)

Il modello completato e pronto per essere mostrato al pubblico nel 1968.

La profonda stazione Dupont Circle (linea Rossa) in costruzione. (WMATA)

Massimo Vignelli mentre presenta la segnaletica e la grafica della metropolitana di Washington.

Stazione Farragut West

Stazione Metrocenter:

 

 

 

 

 

 

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Perchè non regalarlo a Natale?

 

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Per acquistarlo ad un prezzo speciale potete contattarmi direttamente all’email: metroricerche@yahoo.it

Il libro può essere ritirato a Milano, affrettatevi per averlo in tempo per i vostri regali!

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SONO ANCORA DISPONIBILI COPIE DEL MIO LIBRO SULLA METROPOLITANA

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Nuova grafica per le visite “La Rossa con occhi nuovi” che si tengono presso la Fondazione Franco Albini ogni ultimi sabato del mese. Lo slogan è una citazione di Franco Albini “la più grande opera di design sociale” riferita alla metropolitana 1. I contenuti non cambiano e i partecipanti avranno sempre il piacere di poter ammirare i progetti originali e una selezione di immagini tra le più belle e più significative sulle metropolitane 1 e 2 tutto ciò che ha portato alla loro nascita. Come già nel 2014 e 2015 vi racconterò tutti i segreti della genesi di una metropolitana che cambiò il modo di concepire la progettazione delle stazioni e della segnaletica. Le soluzioni di Albini, Helg e Noorda sono state talmente innovative da essere riprese in numerose altre nazioni europee e d’oltreoceano.

Sono state programmate anche le seguenti date:

-sabato 28 settembre h 15,00

-sabato 26 ottobre h 15,00

-sabato 23 novembre h 15,00

Per info e prenotazioni contattate la Fondazione Franco Albini: info@fondazionefrancoalbini.com tel: 024982378, sede via Telesio 13

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

Le visite guidate saranno confermate al raggiungimento del numero minimo di 10 partecipanti.

Costo biglietto 10,00€

Per chi vuole approfondire è disponibile il mio libro “La metropolitana milanese: evoluzione urbanistica e architettonica”.

Per informazioni sull’acquisto del volume: metroricerche@yahoo.it

 


 

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VI ASPETTO TUTTI PRESSO LA FONDAZIONE ATM IN VIA FARINI 9, (2° piano) IL 4 OTTOBRE 2019 ALLE ORE 17,30

Al traguardo dei 50 anni anche “la Verde”

Breve nota sulla celebrazione a cura di Gianni Pola

 Era il 4 ottobre 1969 quando il primo convoglio della Linea 2 (la Verde) della metropolitana milanese prese ufficialmente servizio passeggeri. Erano presenti alla cerimonia inaugurale il Presidente del Consiglio Mariano Rumor, il Sindaco di Milano Aldo Aniasi, il Presidente dell’ATM Nicola Mascione, dirigenti aziendali e personalità istituzionali. Per qualche mese saranno temporaneamente utilizzati i treni della Linea 1 (la Rossa) in quanto le unità di trazione (UdT)  della Linea 2 saranno disponibili solo a partire dal giugno 1970. Non è raro quindi vedere foto e cartoline d’epoca con i convogli della “Rossa” alle fermate di Cimiano o Concorezzo. Presso la sede della Fondazione ATM, in via C. Farini 9, il Gruppo Storico ATM ripercorrerà quindi questo periodo allo scopo di celebrare doverosamente il cinquantesimo anniversario di questra linea che nella sua inaugurazione non ebbe l’attenzione e la fastosità della Linea 1 che la precedette di qualche anno. La serata avrà inizio con un compendio storico con l’utilizzo di slides illustranti le trenovie a vapore della linea Milano-Gorgonzola-Vaprio d’Adda e le “Linee Celeri dell’Adda”, antesignane della Linea 2, e il commento espositivo di documenti fotografici. Si parlerà inoltre della realtà della metropolitana milanese, delle  soluzioni di arredo, di archiettura e di urbanistica che hanno fatto scuola a livello mondiale aiutati dal commento dell’amico Giovanni Luca MINICI  autore del libro “La Metropolitana Milanese”. A seguire la premiazione del 1° macchinista della Linea 2, Giancarlo BRAMBILLA, che diede il primo colpo di manettino al posto di manovra della sua motrice.

SONO ANCORA DISPONIBILI COPIE DEL MIO LIBRO SULLA METROPOLITANA

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Tante volte si è parlato di un infopoint per la Metro 4. Ad un certo punto, come risposta alle critiche montante tra il 2014 e il 2015, ne venne data per certa la realizzazione. Qualcuno parlò di due padiglioni da installare uno in piazzale Susa e uno al parco Solari. Poi nulla. Ho visitato vari infopoint nel tempo, da quello del CrossRail a Londra, a quello della U5 a Berlino (modesto) passando per altri di cui non ho più memoria. Ma quello realizzato a Vienna per il prolungamento dell’U2 e l’arrivo dell’U5 sembra davvero essere una pietra miliare di altissimo livello. Informare e coinvolgere i cittadini in queste grandi opere ha un valore altissimo per il buon procedere dei cantieri. Prima di tutto un infopoint ben fatto dice a tutti “noi lo realizziamo per voi cittadini e vogliamo coinvolgervi”. Un coinvolgimento che significa spiegare cosa si sta facendo e come, perché chi conosce può capire meglio ed evitare prese di posizione basate su conoscenze errate. E poi ha anche la funzione di presentare l’opera, creare un’attesa, che poi si traduce in un più rapido successo di pubblico. Pensate cosa avrebbe significato un infopoint sul Passante Ferroviario, un oggetto misterioso che i Milanesi hanno compreso in massa solo con l’Expo, ovvero nel 2015, 20 anni dopo la sua apertura. Ma torniamo a Vienna; un primo tentativo di metropolitana fu messo in opera nel 1898, con il nome di Stadtbahn, con treni a vapore, con le magnifiche stazioni e infrastrutture progettate da Otto Wagner in stile Secessionista (la versione austriaca del Liberty e dell’Art Nouveau). I padiglioni realizzati per la stazione Karlsplatz da Otto Wagner sono ormai un simbolo di Vienna. Ma la vera e propria metropolitana di Vienna modernamente concepita, con treni elettrici, fu inaugurata l’8 maggio 1976, con uno stile chiaramente ispirato all’architettura funzionalista milanese di Albini, Helg e Noorda. In quell’occasione la Stadtbahn di Wagner fu riconvertita nelle linee U4 e U6 della metropolitana, che con le linee di metro tradizionale U1 e U3 e la linea tranviaria interrata U2 costituiscono ad oggi la rete viennese. Ebbene si, U1, U2, U3, U4 e U6? E la linea U5? Manca! Manca dalla fine degli anni ’70. Ovviamente nessuno è stato impiccato per il salto di numero, come invece qualcuno avrebbe voluto per la mancanza della M4 nella sequenza milanese. In fondo a chi importa se manca il numero, la funzione della metropolitana e di tutti i trasporti è di andare da un punto all’altro e il numero indica il tracciato.

Ebbene ora è giunto il tempo di creare anche la U5, in realtà un vecchio progetto, tagliando in due la U2 nel centro cittadino, sotto il monumentale Ring; il grande viale costruito al posto delle mura difensive della città. Proprio per illustrare la nuova U5 e il prolungamento dell’U2 è nato l’infopoint oggetto di questo post. Faccio notare la presenza del mock-up (ultima foro), ovvero una prova di allestimento in scala 1:1, dell’interno della stazione. Sopravvive ancora lo stile Viennese, figlio di quello Milanese: ovvero i pannelli in acciaio per le pareti e la striscia segnaletica doppia con il nome della stazione in Helvetica bianco su fondo del colore della linea (celeste per l’U5) e la striscia sussidiaria sopra con scritta bianca su fondo nero (invertita rispetto a Milano).

 

 

 

 

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Quello che vi presento oggi è un “intero postale” emesso dalle poste dell’URSS nel 1959 e raffigurante il piano banchine della stazione Avtovo (ABTOBO) della linea 1 della Metropolitana di San Pietroburgo. Prima di tutto una piccola digressione, un intero postale è un oggetto utile alla spedizione su cui è stato già pagato anche il costo del trasporto. In pratica con la cartolina si compra anche il francobollo che invece di essere incollato in un secondo momento, è già stampato su di essa.  Può essere una cartolina, una busta, un modulo, ma anche (più di recente) delle intere scatole. Detto questo l’intero postale raffigura quella che forse è la più celebre e senza dubbio la più particolare delle stazioni di San Pietroburgo, realizzata nel 1955 su progetto degli architetti Yevgeny Levinson (1894-1968, ucraino) e A.A. Grishka e dell’ingegner S. M. Apshtein. La particolarità sono le colonne di cristallo; ovvero le colonne ricoperte da placche in vetro in rilievo, realizzate dalla locale ditta Lomonosov. Le colonne sono presenti anche nell”intero postale; in origine dovevano essere tutte realizzate con questo rivestimento, ma alla fine si fermarono a 8, rivestendo le rimanenti in marmo.

Attualmente è considerata fra le più belle stazioni della metropolitana al Mondo.

 

 

 

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